Ma è nell’Ottocento che l’argomento dei bagni di mare viene trattato nei manuali e guide che lo facevano risalire ai tempi delle civiltà greca e romana.
Mentre in altri paesi europei come la Francia, Gran Bretagna, Portogallo e Spagna si ha testimonianza dell’esistenza di stabilimenti balneari di cura marina, in Italia tali strutture vengono realizzate solo a partire dal XIX secolo per prevenire e curare le malattie infantili.
Durante l’epoca granducale il primato nazionale per la sperimentazione di queste teorie va alla regione Toscana ed è proprio lungo la costa versiliese che vengono realizzate le prime forme di città balneari, o città delle vacanze. Nella seconda metà dell’Ottocento le teorie sulla talassoterapia e l’elioterapia del medico fiorentino Giuseppe Barellai favoriscono la circolazione di queste cure per guarire le malattie tubercolari e promuovono la realizzazione di stabilimenti e centri climatici sulla costa toscana, permettendo di diffondere il valore curativo.
Un importante spinta allo sviluppo delle colonie climatiche e terapeutiche va attribuito all’amministrazione statale del regime mussoliniano, che promuoveva una strategia insediativa mirata alla costruzione di strutture curative. Per il regime le colonie marine o montane avevano un ruolo di grande importanza all’interno del programma di sviluppo sociale in termini di prevenzione sanitaria e abbattimento della mortalità infantile.
La collocazione di centri di cura marina lungo litorali costieri in avanzato stato di degrado, in zone lontane dai centri abitati, offriva inoltre l’occasione di attuare opere di bonifica e di insediamento nel territorio. Durante la prima metà del XX secolo lungo il litorale toscano cha va dall’Argentario a Marina di Massa, vengono costruite quarantadue nuove strutture sanitarie e terapeutiche, con spazi ricreativo-sociali per lo svago, per l’educazione fisica e spirituale dell’uomo nuovo del fascismo.