Menu Content/Inhalt
Home arrow Franco
ACCIUGHE, FAGIANI, SCIMMIE E PICCOLI FERROVIERI
I racconti di Franco, custode da sempre della Villa dei Fiori.
 
Per 40 anni Franco è stato il custode delle Villa Rosa Maltoni e Regina Elena, una delle colonie storiche del Calambrone. Prima di lui c’era il padre Pietro, che dalla soglia del casotto ci saluta con la mano. “Il mi babbo ci ha campato 93 anni al Calambrone!”.
Credo che non si spettasse l’intervista. Dopo pochi minuti di imbarazzo la conversazione però prende il suo corso con scioltezza. Franco è un uomo gentile e simpatico, con una grande voglia di scherzare. Il suo viso si illumina spesso di sorrisi.
La Villa Rosa Maltoni era chiamata “la colonia dei fiori” per via degli oleandri che decoravano l’ampio parco. A partire dal mese di luglio, arrivavano fino a 250 bambini alla volta, tutti figli di ferrovieri, di età compresa dai 6 ai 13 anni. Erano organizzati in squadre da dodici e dovevano indossare la stessa divisa a righe. Ogni educatore aveva il compito di seguire tre bambini e il personale era composto per la maggior parte da donne, con qualche eccezione: la direttrice era detta la “maestra d’ordine” ed erano le “vigilatrici” che seguivano i ragazzi.
Franco mi spiega come si svolgeva una tipica giornata alle colonie. “Al mattino i bambini venivano svegliati presto e si iniziava il programma di attività. Dagli altoparlanti suonavano il disco del Piave, quello del Piave che mormorava. Però negli ultimi anni non era più tanto di moda il Piave. La direttrice preferiva mettere il disco di Albano, quello di Romina.  A lei piaceva quel cantante, mi sa che era di quelle parti anche lei”. Poveri bimbi!
 “Di prima mattina i ragazzi erano chiamati a raccolta nel cortile, messi in cerchio seduti assistevano all’alza bandiera. Finita la colazione i gruppi di bambini erano accompagnati al mare. Tornavano per il pranzo, poi il riposino e di pomeriggio c’erano i giochi all’aperto, nel parco della villa. Mi ricordo di spettacoli musicali, feste e caccia al tesoro, ma molti dei tesori rimanevano nascosti, non riuscivano a trovarli in questa grande pineta.
Il mio compito era di sorvegliare l’ingresso e di tenere in ordine il giardino. Ogni tanto venivano al cancello le mamme e i papà perché volevano salutare i figli. Ma non si poteva farli incontrare, era proibito, perché ai bambini poi poteva venire la nostalgia. A volte la sera mi occupavo di organizzare il cinema. Preparavo lo schermo per le proiezioni nella sala grande. Poi buio e via. I bambini rimanevano a bocca aperta a vedere cartoni animati e documentari”.
Mentre Franco parla provo a immaginare lo spazio della grande sala mensa con i bambini in divisa, le voci, i giochi, le corse. Commento: “Doveva essere bello lavorare qui”. Franco annuisce sorridendo.
Da qualche anno Franco è in pensione ma si occupa ancora con piacere di curare le piante e di tenere puliti i vialetti del parco. Mi racconta che la pineta è abitata da tanti tipi di uccelli e da scoiattoli e con orgoglio mi mostra il suo allevamento di colombe bianche. “Sono belle vero? Appartengono a una specie in via di estinzione. Un tempo qui avevo anche pavoni e fagiani che circolavano liberi. Poi però ogni tanto arrivava la volpe e li mangiava”.
Passiamo accanto alla monumentale torre dell’acqua, con la sua scala che si arrampica sinuosa verso il cielo. Franco mi mostra l’impianto della piscina, il campo di calcio e l’”edificio isolamento” per la cura delle malattie infettive. Percorriamo pochi metri e raggiungiamo le dune, poi la spiaggia e quindi il mare. È una bellissima giornata, c’è il sole, l’aria è piacevole, la temperatura è mite anche se siamo a metà ottobre. Quando non c’è foschia dai terrazzi delle camerate mi spiega che si vede  Livorno e l’Isola d’Elba.
E alla fine della chiacchierata c’è spazio per i ricordi più curiosi: “Mi ricordo una volta un gruppo di bimbetti che faceva il bagno al mare, si è ritrovato in mezzo ad un branco di acciughe. Queste sguazzavano e s’infilavano nei costumi. Gli misero una paura. Un’altra volta, qui sulla spiaggia, era comparsa una scimmia che si era messa a rincorrere i bambini. Si vede che li vedeva alti come lei e le veniva voglia di prenderli”.
 
(a cura di Monica Moschini)
 
Image